Posterous theme by Cory Watilo

1- GLI IMPRENDITORI DIPENDONO DAI POLITICI O I POLITICI DIPENDONO DAGLI IMPRENDITORI? 2- SONO I

Aldo Busi per Dagospia

Dago! Alla spicciolata:

1) Sono gli imprenditori a dipendere dai politici o i politici a dipendere dagli imprenditori? Non sono mai riuscito a darmi una risposta fuori dalle ovvietà sull'interdipendenza e collaborazione e corresponsabilità e forza contrattuale tra le parti, ma ora sì: quando la politica è buona o, a differenza di ora, almeno c'è, ce n'è una, diciamo, di respiro anche nazionale, non solo privatistico, il rapporto è al 50% per forza contrattuale e quindi per reciproca fiducia verso gli investimenti da fare e da una parte e dall'altra; quando, per l'appunto come ora, non vi è alcuna politica di respiro nazionale - e quindi internazionale -,

gli imprenditori dipendono totalmente dalla politica, cioè sono gestiti, impediti, privilegiati alcuni a danno dei molti, rovinati subito, quale sistema industriale stabile e stabilizzato in un dato tempo, dalla cattiva politica che monopolizza priorità di produzione e di lavoro e di tassazione solo ai suoi fini e interessi e di cui sono totalmente in balia senza più bilanciamenti e ricompensazioni di sorta, da qui la attuale, sconcertante, tardivissima, quasi inaudita, e per me illuminante una volta per tutte, rivolta della signora Emma Marcegaglia contro il Governo di Silvio Berlusconi: gli industriali italiani devono proprio essere alla canna del gas per dire tutto in una volta che non ci stanno più a ridere gratis alla barzellette di Papi, anzi, a smenarci in rottamazione di dentiere non detraibili;

2) leggendo il blog del boss Mandalà, quel soprannominato "avvocato" che agli atti giudiziari risulta essere riferimento del Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano testé scagionato per voto di fiducia del Parlamento da ogni sospetto di collusione mafiosa col medesimo (Mandalà, non Parlamento), e restando a dir poco sconcertato dalla proprietà e del ragionamento etico (contro la pavidità interessata della Lega Nord) e della sua formulazione (pochi sanno scrivere così di proprio pugno o sanno scegliersi qualcuno che sappia scrivere così, perché boss e politici mica vi sono tenuti per legge, purtroppo), mi sono chiesto: sono i politici a dipendere dai mafiosi o sono i mafiosi a dipendere dai politici (mica solo in Italia, ci mancherebbe)?

Ora, potrei produrre lo stesso tipo di schema dialettico adottato sopra per imprenditori/politici e a qualche distinguo perverrei di sicuro, ma preferisco raccontare (neppure per la prima volta) quanto mi ha riferito un non più giovane ufficiale carabiniere settentrionale poco tempo fa: "Ero appena entrato nell'arma, un pivello di vent'anni, e quale prima missione mi tocca andare in Sicilia, a piantonare in ospedale un famoso boss mafioso pluriomicida, io non sapevo neppure chi era, mi diedero alcune informazioni strada facendo dalla caserma all'ospedale e, lo confesso, mi tremavano le gambe, anche se a piantonare non ero da solo. Lui stava sdraiato nel letto, fingesse o no la malattia non sapevo, e a me insomma toccò stare con lui dentro la stanza, gli altri due fuori a mitra spianati, e anch'io, dentro. Ci lanciavamo sguardi di soppiatto, e lui capì quel che stavo provando. Dopo un po' mi fa cenno di avvicinarmi al suo capezzale e mi dice, prendendomi la mano, 'Sta' tranquillo, picciotto, noi due stiamo dalla stessa parte' ";

3) è il popolo di Internet a dipendere dalla carta stampata e dalla televisione che ufficializzano... ufficializzavano quando Berta filava... o... Ormai superfluo mettere il punto di domanda.
E baci globalizzati,

Disturbo psicologico - LASTAMPA.it

Se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di azzerare il progetto delle centrali nucleari, che in campagna elettorale ci venne presentato come indispensabile. Mi ricorderei la commozione che attanagliò i cultori del genere (riconoscibili per la fronte verdognola e i tre nasi, uno dei quali sotto l’ascella) di fronte all’avvenire radioso ma non radioattivo dell’atomo, tratteggiato dal ministro Claudio Nucleo Scajola: «Quando dico che entro fine legislatura poseremo la prima pietra delle centrali nucleari, intendo dire che in questo arco di tempo sceglieremo i siti e individueremo gli incentivi: bollette scontate per chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale». E vai, magico Claudio! Poi deve essere successo qualcosa, a sua insaputa. Il disturbo psicologico ha investito il Giappone, provocando una serie di effetti collaterali anche in Italia. Il più pernicioso: la crescita dell’interesse (quindi della potenziale affluenza) per i referendum del 12 giugno, quando oltre che sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua saremo chiamati a pronunciarci sul legittimo impedimento del premier.

Ecco, se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di affossare il programma energetico di un Paese intero per tutelare l’interesse privato di un singolo cittadino. Ma poiché sono un fan dei pannelli solari, non mi resta che riconoscere che le vie del Cavaliere sono infinite e intonare con gioia energeticamente rinnovabile: meno male che Silvio c’è.

Blog di Beppe Grillo - Luciani direttore generale Telecom Italia

Luca Luciani è il nuovo direttore generale di Telecom Italia. Quando l'ho letto non volevo crederci. Pensavo a uno scherzo di carnevale. Tutti ricordano la sua "lectio magistralis" ai dirigenti di Telecom su Waterloo e l'arroganza dei toni. Un uomo, una cultura, un motivatore. E' il segno dei tempi. Roma fu distrutta dai barbari, ma l'ultimo imperatore non fu un Cesare o un Tiberio, ma l'insignificante Romolo Augustolo. Dopo di lui ci sarà Telefonica che comprerà per due euro un'azienda che era una volta la prima del Paese. Sic transit gloria Bernabè. (Ma lo capirà Luciani questo post?).

Una risata vi guarirà » My Tube - Blog - Repubblica.it

Ridere è veramente la migliore medicina, come recita un vecchio proverbio. Scienziati della Leeds University hanno riscontrato che una risata aiuta a far guarire più in frette le ferite, perchè fa muovere il diaframma e svolge dunque un’azione cruciale nello stimolare il flusso di sangue nel corpo. Ma se anche non muovesse il diaframma, viene il sospetto che ridere faccia sentire meglio sia i malati che i sani.

Internazionale » Opinioni » Caffè amaro

Bere una tazza di caffè la mattina è l’equivalente nazionale della colazione. Possono mancare il pane, il burro e anche l’irraggiungibile latte, ma un risveglio senza questa bevanda calda e stimolante lascia presagire una brutta giornata.

Quand’ero bambina tutti gli adulti che mi circondavano bevevano tazze su tazze di caffè mentre chiacchieravano: il rito di condividere un caffè era importante come abbracciare qualcuno o invitarlo a entrare in casa.

Qualche settimana fa Raúl Castro ha annunciato che il caffè del mercato razionato sarà mescolato con altri ingredienti. È stato buffo sentire un presidente parlare di argomenti culinari, ma a noi cubani ha fatto anche ridere il fatto che ci spiegasse una prassi comune da anni nell’isola.

Non solo alteriamo da tempo la più importante bevanda nazionale, ma lo stato ci ha anche superato in furbizia senza dichiararlo sull’etichetta del prodotto. Non si potrà più usare l’aggettivo “cubano”, perché non è un segreto che il pae­se importa caffè dal Brasile e dalla Colombia.

A Cuba la produzione annuale di caffè è scesa da 60mila tonnellate a seimila. Negli ultimi mesi “il nettare nero degli dèi bianchi”, come una volta l’hanno definito gli indigeni, ha cominciato a scarseggiare. Le casalinghe hanno ricominciato ad aggiungere piselli tostati e macinati per garantire il goccetto amaro al risveglio.

Non sappiamo se si può ancora chiamare caffè, ma almeno è qualcosa di caldo da bere la mattina.